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The handmaid’s tale 5, cosa aspettarsi dalla nuova stagione


Sotto il suo occhio. The Handmaid’s tale è tornata (su TIMVision), con una penultima stagione che promette poca, anzi pochissima redenzione, perché «non tutti i peccati possono essere lavati via». La serie, tratta da Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (Ponte alle grazie), ha vissuto tantissimi alti e alcuni bassi, com’è fisiologico che accada in un thriller distopico.

Spesso, d’altronde, i racconti a puntate dovrebbero concludersi dopo la prima, gloriosa stagione. Lo sanno bene un po’ tutti, da Glee a Heroes, da Outlander a Non ho mai (solo per citare qualche esempio recente). Quando va in onda un progetto riuscito si tende a tirarla per le lunghe, annacquando la vicenda e arricchendola di inutili e tediose sottotrame.

Nel caso di June (Elisabeth Moss), è impossibile replicare il pathos altissimo degli esordi dove il pubblico si trovava al tempo stesso affascinato e disgustato dalla nazione di Gilead, dove le poche donne fertili vengono imprigionate e ingravidate contro la propria volontà per ripopolare lo stato. Questo gesto d’estrema violenza è uno dei tanti aspetti di una società teocratica, misogina e patriarcale che toglie voce, diritti e dignità al genere femminile.

La protagonista, ribattezzata DiFred perché proprietà del comandante Waterford (Joseph Fiennes), non si piega facilmente e, puntata dopo puntata, mette a punto un piano per sovvertire lo stato delle cose. Spinta da altissimi principi, certo, ma anche da interessi ben più prosaici: vuole salvare a tutti i costi la figlia avuta dal marito Luke (O.T. Fagbenle), rapita dopo il suo sequestro e riassegnata ad un’altra famiglia. Nel frattempo partorisce una seconda figlia durante il soggiorno a casa del suo padrone e dell’algida moglie Serena (Yvonne Strahovski), complicando ancora di più la situazione quando s’innamora di un Occhio, uno dei guardiani del governo, Nick (Max Minghella).

Dov’eravamo rimasti alla fine della stagione 4? June è ormai sana e salva – almeno fisicamente – in Canada, il marito Luke ha più o meno fatto pace con l’idea di una neonata non sua e l’amica Moira (Samira Wiley, sempre in stato di grazia, come già aveva dimostrato in Orange is the new black) tenta di non farle perdere l’equilibrio (o il senno, fate voi). 

Sia Fred che Serena sono stati arrestati e si trovano in Canada. Lei scopre miracolosamente (Sia benedetto il frutto!) di essere incinta, ma ha sentimenti contrastanti rispetto al consorte che da un lato ha fondato Gilead con lei e dall’altro l’ha tradita e sottomessa come tutti gli altri maschi al potere. Manipolatori come sempre, i due hanno sempre cercato la salvezza appellandosi alla misericordia di June (evidentemente non hanno capito che ne è sprovvista, almeno nei loro confronti). Stavolta cascano male, anzi malissimo, e lui fa una pessima fine.

Verrebbe da pensare: scacco matto, partita finita. Ora June riparte da capo, volta pagina e affronta la vita in maniera proattiva cercando di aiutare le donne ancora prigioniere a Gilead. E invece no: non trova proprio alcuna pace e continua – anche se in maniera diversa – a dare di matto, lasciandosi andare a comportamenti scomposti e imprevedibili. L’esperienza le avrebbe però dovuto insegnare che Serena non è una da sottovalutare perché un animale feroce in cattività non fa che affilare le zanne prima di colpire ancora.

E così, in un capolavoro di machiavellico ingegno, la signora Waterford sferra un colpo ben assestato alla fine della premiere in due episodi del quinto capitolo. In mondovisione, per giunta, così che tutti possano assistere al suo trionfo. La beatificazione post mortem è una pratica amatissima per lavare la coscienza e il modo migliore per passare da carnefici a vittime.

Da molto, troppo tempo, la serie non regalava uno dei suoi spettacoli visivi, un inno politico infarcito di rituali e simbolismo. In questo brevissimo momento sembra davvero di essere tornati ai fasti di un tempo. Un barlume di speranza, quindi, si è riacceso. Fievole, anzi fievolissimo, perché le dinamiche iniziali della storia sono ormai trite e ritrite e nessun colpo di scena finora ha riportato l’attenzione ai livelli altissimi del primo ciclo di episodi. Ma qualcosa si sta muovendo, lentamente ma inesorabilmente. Non resta che attendere, giovedì dopo giovedì, che questa fenice risorga dalle ceneri. 

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