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Christian De Sica: «Il politicamente corretto castra la comicità»


Christian De sica a Cortina d’Ampezzo è di casa: qui ha girato Vacanze di Natale, era il 1983, i sequel Vacanze di Natale 2000 e Vacanze di Natale a Cortina (2011) e molto altro. Lo abbiamo incontrato nella cittadina ai piedi delle Dolomiti non sul set di un nuovo cinepanettone, ma in veste di presidente di giuria del XVII Cortinametraggio, il festival dei corti ideato da Maddalena Mayneri. 

Che cosa le viene in mente quando arriva a Cortina?
«Un sacco di cose. I cinepanettoni dei Vanzina, le pubblicità, mio padre che girò il film Amanti con Faye Dunaway e Marcello Mastroianni, ricordo che aveva fatto costruire una baita che poi fu demolita. Qui ho anche vissuto per sei mesi. Stavo benissimo».

Con il primo film di Natale fu la svolta.
«Io e mia moglie Silvia (Verdone ndr) facevamo praticamente la fame. Quando sono andato a vedere la proiezione privata di Vacanze di Natale mi sono detto: “Da oggi se magna”. Da quel momento la nostra vita è cambiata».

Christian De Sica e Silvia Verdone a Cortina (Foto Daniele De Gregorio).

E oggi la comicità è cambiata insieme all’Italia. Il politically correct è di dominio pubblico. Che ne pensa?
«L’Italia diventata più cafona e il politicamente corretto in comicità è una fregatura. Checco Zalone se ne frega e ha un grande successo, mentre i vecchi e soprattutto i giovani comici hanno paura di far ridere. È una stupidaggine, la comicità vive anche di cattiveria. Si ride di più sul demonio che su Padre Pio, Hitler lo puoi prendere per il culo. Alberto Sordi era di una cattiveria inaudita: suonava lo xilofono sulle teste delle vecchie. Il politicamente corretto castra i comici e se ci fate caso nei cinema non ci sono i boati di risate come negli anni ’70 e ’80. Oggi si fanno delle risatine e delle commedie romantiche gentili».

Farebbe un film con Checco Zalone?
«Magari, lo stimo molto, oltre a essere una persona intelligente è un grande jazzista e io un grande appassionato».

Christian De Sica a Cortinametraggio. (Foto di Matteo Mignani)



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